Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo e non scappa di casa.Ci sono d’estate pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge per un viale d’inutili piante, si ferma.Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?Solamente girarle, le piazze e le strade sono vuote. Bisogna fermare una donnae parlarle e deciderla a vivere insieme. Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi e racconta i progetti di tutta la vita.Non è certo attendendo nella piazza deserta che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,anche andando per strada, la casa sarebbe dove c’è quella donna e varrebbe la pena. Nella notte la piazza ritorna deserta e quest’uomo, che passa, non vede le case tra le inutili luci, non leva più gli occhi: sente solo il selciato, che han fatto altri uomini dalle mani indurite, come sono le sue.Non è giusto restare sulla piazza deserta. Ci sarà certamente quella donna per strada che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa. (Cesare Pavese)
lavorare stanca
stupendo
Sulla strada una coppia di anziani si tengono per mano in attesa di attraversarla; una giornata di sole, bambini giocano sul prato, ridono, corrono; due ragazzi con grandi sacrifici mettono su casa, progettano un futuro, si sorridono l’un l’altro; persone che dopo tanti anni ancora si vogliono bene e sperano ognuno per la felicità dell’altro; vecchi compagni di scuola, cresciuti insieme, si ritrovano sempre amici dopo quindici anni e vite diverse; un ragazzo ed una ragazza che a dispetto delle difficoltà si cercano, vogliono conoscersi; malati che dopo tanto tempo passato a letto si svegliano, si sentono guariti, hanno appetito e voglia di sgambettare all’aria aperta; gente che seppur nella sfortuna mantiene il sorriso e combatte. Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.
der kleine Zarathustra kehrt zurück
Federico Palladini sul Gange (India)Zarathustra ognuno lo prende come vuole. Io l’ho sempre immaginato come un personaggio a noi noto ed a metà tra il trentenne eremita di Nietzsche e l’eterno errante che è in ognuno di noi, nella sempreverde e sempiterna ricerca di qualcosa, di una risposta, di una domanda.Federico Palladini, cantautore italiano, nel suo componimento rock-orientaleggiante “Zarathustra dance” - traccia dell’album del 2010 “Punti di fuga” - ce lo rappresenta in chiave moderna (le città impazziscono/le macchine arruggiscono/qua su è la quiete) conservando tuttavia il messaggio originale condito dalla sua interpretazione personale.Cose vuole dire Federico con la sua melodia suadente di chitarra elettrica e violino ed il suo linguaggio tagliente ? Più ascolto la sua composizione più mi convinco che Zoroastro fa parte di ognuno di noi; quante volte ci poniamo grandi interrogativi e ci incammiamo verso turbolenti pensieri in grado di soddisfare la nostra curiosità ? L’autore sembra avere scelto un profondo cammino personale che richiede impegno ma che può portare a capire (per sgombrare l’anima da tutti gli affanni/ho scavato nei fondali torbidi della coscienza).Che questo viaggio interiore richieda grande autocritica e capacità di giudizio è noto (guardali/come formiche operose/raccogliere i semi dei loro peccati) ed è forse questo a rendere così difficoltosa l’autointrospezione. D’altronde una base necessaria - per affrontarla seriamente - è un atteggiamento umile e semplice. Non potrebbe essere diversamente d’altronde per un cammino intrapreso da pochi (altri più pigri e lascivi/come cicale viziose/la chiave del successo l’affidano al canto).Spesso, scavando nel nostro passato ci si accorge di aver fatto errori ed è di certo un bene riconoscerlo perchè segno di maturità. Molto bello il pensiero di conservare sempre la dignità (non pregare/non implorare/non ti prostrare/non elemosinare) e di prestarsi con atteggiamento disponibile alle richieste di chiarimenti (fammi una domanda/ti risponderò).L’avrete capito benissimo da soli che a me questa canzone piace moltissimo. E mi piace ancor di più sentire un Federico così.Il piccolo Zarathustra è tornato.Ecco il link per ascoltare la canzone di Federico: “Zarathustra dance”
ti odiano se sei intelligente ma disprezzano gli stupidi
Questa meravigliosa canzone di John Lennon è un brano fortemente autobiografico e politicamente impegnato, che parla chiaramente delle origini proletarie e dell’infanzia difficile che visse il cantante di Liverpool. E pensare che John Lennon, negli States, patria di libertà, veniva da molti indicato come sovversivo comunista. Quella nel video è la canzone rivisitata dai Green Day, gruppo punk americano che si è letteralmente superato in questo favoloso brano. John Lennon era uno splendido visionario, come potete leggere dalla traduzione di questo brano:
“Appena nato ti fanno sentire piccolo
Non dandoti tempo anziché dartene molto
Finché il dolore è così grande che non senti più nulla
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Ti feriscono a casa e ti danno botte a scuola
Ti odiano se sei intelligente e disprezzano gli stupidi
Finché non sei così fottutamente pazzo che riesci a seguire le loro regole
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Dopo averti torturato e terrorizzato per più di vent’anni
Si aspettano che tu intraprenda una carriera
Quando non puoi veramente funzionare sei così pieno di paura
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Ti tengono narcotizzato con religione e sesso e TV
E tu pensi di essere così intelligente e di non appartenere a nessuna classe e libero
Ma sei ancora fottutamente bigotto per quanto posso vedere
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Bisogna essere un eroe della classe operaia
C’è un posto in cima ti dicono ancora
Ma prima devi imparare come sorridere mentre uccidi
Se vuoi essere come la gente sulle colline
Bisogna essere un eroe della classe operaia
Se vuoi essere un eroe seguimi
Se vuoi essere un eroe, beh seguimi “.
John Lennon
vacanze di un emigrato
La luna e i falò, meravigliosa canzone dell’artista siciliano Pippo Pollina, nonchè omonimo romanzo di Cesare Pavese, che mette in luce l’importanza di avere una terra, un paese, qualcosa che ti leghi alla vita.
Le vacanze natalizie son passate, molto velocemente. E pensare che prima sembravano fermarsi. Mi sarebbe piaciuto salutare più persone, vedere tanti che da tempo non vedo più. Ho provato per la prima volta la sensazione di sentirmi un alieno; tutta la felicità che provano nel vederti sembra a tempo. Sanno che ripartirai e la vita continuerà come giusto che sia. Anche i luoghi non sembrano più gli stessi: un senso unico che prima non c’era, un negozio che ha chiuso ed uno appena inaugurato. Sembra poi una corsa contro il tempo: “salutiamoci ora, tanto poi devi ripartire”. Li senti che si organizzano, che si mettono d’accordo ma, tu nei discorsi non ci sei, perchè a breve sarai di nuovo con la valigia in collo. Questo avviene nei primi giorni, un misterioso fenomeno. Poi però cambia e ti trovi di nuovo integrato, tutt’uno con quello che hai lasciato. E vorresti fermare il tempo, i giorni. Ogni tanto qualcuno mi chiede se un giorno mi piacerebbe tornare a vivere in Italia, nei luoghi dove vivono le persone che amo. “Si. Nonostante io provi a negarlo, so che lo vorrei. O forse vorrei non essere mai partito, in maniera tale da vivere quei luoghi con gli stessi occhi di prima. Ma ora è tardi perché li ho contaminati“. E domani mi tocca partire di nuovo.
“Un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (Cesare Pavese, la Luna e i Falò, 1950)
il culto del cargo
Nei mari del Sud vive una popolazione che pratica il culto del cargo: durante la seconda guerra mondiale hanno visto atterrare aerei carichi di ogni ben di Dio, ed ora vorrebbero che la cosa continuasse. Hanno tracciato sul terreno delle specie di piste; accendono fuochi ai loro lati; hanno costruito una capannuccia usando palme e canne di bamboo in cui si siede un uomo con due pezzi di noce di cocco a mo’ di cuffie, e da cui sporgono dei bambù come antenne radio (l’uomo rappresenta il controllore di volo); e guardano il cielo aspettando che gli aerei atterrino. Fanno tutto correttamente; la forma è perfetta e rispetta perfettamente quella originale: ma la cosa non funziona, perchè non atterra nessun aereo. La dicitura il culto del cargo si usa spesso per simboleggiare una materia o una disciplina priva di ogni fondamento scientifico. Fu un fisico statunitense a introdurre questo curioso modo di dire: Richard P. Feynman.
maestro della voce
Il Maestro della voce, Demetrio Stratos
Tutto nasce qualche tempo fa, una sera, quando per gioco tra amici appassionati di musica spunta la domanda ” se dovessi scegliere le tre più belle voci maschili di tutti i tempi, chi sceglieresti ? “. Di getto vengono citati i meravigliosi paladini dell’ugola: Freddy Mercury, soprano maschile, Robert Plant con la sua immane potenza e altezza canora, e Jeff Buckley con la sua struggente e potente voce. Ma se dovessi sceglierne uno solo, in base alla sua voce non avrei alcun dubbio: è di Demetrio Stratos la voce più bella che io abbia mai ascoltato.
Eustratios Demetriou (in greco Ευστράτιος Δημητρίου) nasce nel 1945 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origine greca. Vive la sua adolescenza in quello splendido crocevia multietnico di culture che la città offre. Approda passando per l’isola di Cipro a Milano, nel 62, dove si iscrive alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Fu in questa città che Demetrio (”occhi chiari ed un’espressione da guerriero”) comincia il suo percorso di ricerca canora, unendosi a gruppi soul e blues. Fonderà successivamente il gruppo rock-progessive “Area”. Ma al di là dei suoi album, Demetrio si farà notare per le sue ricerche in ambito musicale, un percorso volto a considerare la voce come uno strumento musicale (Suonare la Voce), da perfezionare; nella sua massima esibizione canora raggiunse una frequenza di 7000 Hz (un “normale” tenore può arrivare mediamente ai 523 Hz, mentre un soprano - quindi una donna - può raggiungere i 1046 Hz). Inoltre era in grado di padroneggiare diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre e quattro suoni contemporaneamente emessi con la voce). Compì ricerche di etnomusicologia e di estensione vocale collaborando con il CNR di Padova.
“La voce, sosteneva Demetrio Stratos, è nella musica un canale di trasmissione che non trasmette più nulla” e ancora: “L’ipertrofia vocale occidentale ha reso il cantante moderno pressoché insensibile ai diversi aspetti della vocalità, isolandolo nel recinto di determinate strutture linguistiche”.
Stratos conobbe in quegli anni quei mostri sacri della Premiata Forneria Marconi. Che nell’album “Suonare Suonare”, gli dedicarono la canzone “Maestro della voce”. Cantava il mitico Franz Di Cioccio: “Cantava come un matto, di notte e di giorno, viveva la sua estate anche d’inverno. In giro per Milano, sotto un cielo sempre nero, occhi chiari ed un’espressione da guerriero. Con le nostre facce stanche, un mattino, ci si trova insieme a camminare, parli con me ore ed ore, non nascondi le paure, maestro della voce, per cantare dammi una tua canzone..”.
Demetrio Stratos morì prematuramente al Memorial Hospital di New York, all’età di 34 anni, colpito da una gravissima forma di anemia. Restano in noi le sue impareggiabili performance sonore ed il rimpianto di un giovane sottratto troppo presto alla vita e al suo talento.
Una delle performance canore di Demetrio Stratos: Cometa Rossa - Area
fotografie
Pubblico qualche scatto effettuato durante queste vacanze natalizie. Questa foto l’ho chiamata “Anziani che giocano a carte”, e il signore in primo piano è mio nonno Vincenzo. L’album completo con gli scatti è a questo indirizzo: http://www.flickr.com/photos/21084183@N04/
passato
capita spesso anche a me
sono istanti in cui cerchi un qualcosa di rassicurante
nel bene o nel male
il passato è compiuto
e per questo ti da una falsa sensazione di serenità
specie rispetto al futuro incerto che ci aspetta
sono stati di riflessione emotiva
che riemergono in alcuni momenti di tensione
mai poi ti rendi conto che il passato spesso è peggio del futuro
e vai avanti
tranquillo
conoscere se stessi
Io proprio non so a volte, cosa mi prende. Mi è capitato nel passato di fronte ad alcune importanti scelte di non esserne profondamente convinto. Cioè di essere indeciso quando su entrambi i piatti della bilancia ci sono grandi cose. Da una parte sei allettato e dall’altra - per l’appunto - ci sono grossi contro. Proprio tentennando così mi accorgo di fare delle grosse cazzate e inevitabilmente finisco col pentirmene. Ma comunque è questa che definiremmo esperienza e cioè uno degli insegnamenti più ardui: prima ti fanno l’esame, poi ti spiegano la lezione. Ma di questa cosa sono felice perchè è così che conosco un po’ meglio me stesso. In certi frangenti mi guardo con mistero e non mi capisco neanche da solo ma, sono attimi, poi penso che sono ugualmente recuperabile. E’ che alcune volte pensiamo di saper vivere e di conoscere noi stessi mentre in realtà tiriamo solo avanti. Forse bisogna solo cambiare atteggiamento mentale e predisporsi a far emergere da noi i nostri sogni, emozioni, paure, passioni, sentimenti, immaginazioni e fregarsene di quella che è poi la risposta. Si dice che per conoscere gli altri occorre essere saggi. Mentre per conoscere se stessi bisogna essere illuminati. Speriamo bene. La prossima volta posso fare meglio.
Nuovi articoli » - « Vecchi articoli


