Non so quale motivo mi abbia spinto a scrivere qualcosa su di lui; forse per quel che conservo o per la bontà delle descrizioni di chi lo conosceva bene.
O semplicemente per portare alla luce un ricordo.
Salvatore nacque nel 1909. Aveva due fratelli ed una sorella. Faceva il mezzadro nel centro Italia. Gli toccò in sorte di seppellire un figlio, e successivamente una giovane moglie.
Nonostante questo non ebbe mai astio col destino e con il mondo come a volte può accadere. Crebbe altri sette figli. Era una persona semplice che non alzava mai la voce e che mal tollerava arroganza e volgarità. Si alzava all’alba, accudiva le bestie, lavorava i campi. Aveva una radiolina con la quale ascoltava musica classica e, sua grande passione, Claudio Villa, il “reuccio”. Di sera si sedeva nel cortile della sua casa con una mappa del cielo a guardare le stelle, o con un buon libro. Francamente lo trovo fantastico: una vita distante anni luce da quella che vivo nei miei tempi. Di domenica usciva a piedi, raggiungeva il paese, giocava a carte ed alzava il gomito. Da quel che so nessuno gli rimproverò mai questo piccolo spazio ritagliato per se stesso, per riposare una schiena stanca e mani incallite dal duro lavoro del contadino. Ho scoperto poi che non sopportava che io venissi sgridato da piccolo. Sosteneva che ero solamente un bambino vivace, che sarei diventato uno scienziato e che non avrebbero dovuto limitare la mia creatività e la voglia di fare. A volte mi prendeva in braccio e mi mostrava le stelle. I miei ricordi adolescenziali su di lui son molto sbiaditi, purtroppo. Ma ho realizzato di avere un rimpianto: di non averlo conosciuto bene e di ricordarlo più per sentito dire che per mia conoscenza diretta. Me ne accorgo quando mi capita di ascoltare Villa; o quando sul balcone, di notte, mi metto a guardare le stelle.
Categorie:

