Scritto da: ivandecesaris.it | 21 Agosto 2011

perché mi piace Vasco

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“Il divo di questo “complesso”, che più complessato di così si muore, è un certo Vasco. Vasco de Gama? Ma no, Vasco Rossi…per descriverlo mi ci vorrebbe la penna di un Grosz, di un Maccari: un bell’ ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’ alcolizzato, del drogato “fatto”.

Così Nantas Salvalaggio, giornalista (?) veneziano apostrofò Vasco Rossi agli esordi della sua carriera, quando si presentò a San Remo con “Vita Spericolata”. Non posso esserne certo, ma in queste parole avverto un po’ di odio e di disprezzo e non sono in grado di spiegare da dove vengano. Fatto sta che questa acredine non é in grado di portare le riflessioni così lontane. Chissà se questi “maestri” di un’altra generazione come il Salvalaggio si siano mai chiesti cosa porta le persone a vivere questo disagio, quali ostacoli abbiano trovato sulla strada della vita, quali avvenimenti li abbiano rivoltati nel profondo. Secondo me no - o forse si - ma gli strumenti a disposizione non gli hanno permesso di capire per quale oscura ragione un individuo si trova a camminare da solo ai limiti delle convenzioni e al di là del conformismo, mettendosi sulle spalle un greve fardello e tentando di spuntarla giorno per giorno, conquistando a poco a poco un po’ di tranquillità, cercando di lastricare con fatica una strada in salita. Questo é il merito di quel “cattivo” maestro di Vasco: di aver messo a nudo un animo insofferente e tormentato, sensibile e poco avvezzo al conformismo. E di aver mostrato a tutti l’uomo imperfetto, insofferente alle delusioni, insofferente verso se stesso, alla superficialità generalizzata e spesso alla vita stessa. Chissà se gente come il Salvalaggio abbia mai capito per quale motivo ci sono persone che vorrebbero una “vita che se ne frega di tutto, si.” Chissà se abbiano mai capito per quale motivo c’è della gente che “ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi” hanno voglia di una vita “che non é mai tardi…di quelle che non dormono mai..”. Hai visto mai che quelli che ne chiedono una spericolata, siano invece quelli desiderosi di una vita normale, ma normale vera ? E che si sentano come degli animali in gabbia, non riuscendo ad averla. Magari é proprio per questo che un “..un barbone da suburra, un rottame umano..” come Vasco Rossi abbia avuto così tanti estimatori durante tutti questi anni: perché forse é stato uno di quelli con le palle piene dell’ipocrisia che ad un certo punto della sua vita ha tracciato una netta linea tra il pensiero degli intellettuali-benpensanti-perbenisti e la vita vera. Perché un conto é scrivere di vita. Ed un conto é viverla veramente.

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