Che ne è stato di Ettore Majorana ? Il celeberrimo fisico dell’Istituto di Via Panisperna, allievo di Enrico Fermi, scomparso la notte del 27 marzo 1938 sul traghetto che da Palermo navigava alla volta di Napoli ? Una serie di congetture da sempre aleggiano su questo grande mistero.
Ettore Majorana era un fisico nucleare di eccezionale qualità. Enrico Fermi, premio nobel per la fisica, lo descrisse così: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.“
Fatto sta che Ettore Majorana aveva un carattere molto particolare: decisamente timido e molto chiuso in se stesso. Il 25 marzo 1938, su sollecitazione dei suoi amici che gli consigliavano un periodo di riposo, intraprende un viaggio alla volta di Palermo, sul traghetto in partenza da Napoli. Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto ad Antonio Carrelli, suo amico e collega professore dell’Università di Napoli, nonche direttore dell’Istituto di Fisica dove Ettore insegnava, la seguente missiva:
“Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi… Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto…; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.”
Ai familiari aveva invece scritto:
“Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.”
Ma il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli dice di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.
Lo stesso giorno fu scritta l’ultima lettera:
Palermo, 26 marzo 1938 - XVI
“Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli. “
Ma quando il traghetto arrivò a Napoli, la mattina del 27 Marzo, non vi era più nessuna traccia di Ettore. Anche Mussolini si interessò alla vicenda, annotando sul suo fascicolo, che esaminò personalmente: “Voglio che si trovi”. Ma di Ettore nessuno ne seppe più nulla. A questo punto pare piuttosto scontata l’ipotesi del suicidio, con Ettore reo confesso. Già. Tranne che per un piccolo particolare: un’infermiera di sua conoscenza lo incontrò qualche giorno dopo a Napoli. E che - prima di scomparire - prelevò una ingente somma di denaro contante. Cosa ci farebbe un suicida con tutti quei soldi ? Qualcun altro afferma con sicurezza di averlo incontrato negli anni sessanta in Sudamerica.
Una storia che si presta forse alle leggende ? Di certo, sì. Ma c’è chi avanza anche un’altra ipotesi: ed è Leonardo Sciascia, nel suo libro “La scomparsa di Majorana”. Majorana era un fisico geniale, dotato di una intuizione fuori dal comune. Nel 1931, quando Irene Curie e Frederic Joliot avevano interpretato i risultati di loro certi esperimenti “come un effetto Compton sui protoni”, Majorana - precedendo di anni gli altri - aveva immediatamente detto con sicurezza: “Che sciocchi, hanno scoperto il protone neutro e non se ne sono accorti”. O ancora, sei mesi prima che Heisenberg pubblicasse il suo lavoro sulle “forze di scambio”, Majorana già aveva enunciato la sua teoria ai suoi colleghi di Via Panisperna, ma che più volte aveva rifiutato di pubblicare. Nel 1937 Majorana pubblica la teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone, che entrerà in circolazione solo venti anni dopo con la scoperta di Lee e Yang. Questo basta ad insinuare un dubbio: che in un nuvola di atomi avesse visto la distruzione. Se - come lo stesso Enrico Fermi disse - e cioè che Majorana era un genio, non poteva aver visto qualcosa che gli altri fisici di primo, secondo e terzo rango non intuivano o non erano capaci di vedere ? Aggiungiamo un altro importante fatto: è storia nota che nel 1934 Fermi e i suoi collaboratori ottennero senza accorgersene una reazione nucleare con l’uranio. Qualcuno ne ebbe il sospetto, ma nè Enrico Fermi nè altri fisici presero sul serio queste considerazioni, se non fino al 1938. Poteva forse averle intuite Ettore ? poteva forse aver “visto” quello che gli altri fisici non riuscivano ancora ad intuire ? Fermi partecipò poi al progetto Manhattan, e ne sanno qualcosa i giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto del 1945.
Nell’immediato dopoguerra poi, qualcuno si ricordò di aver visitato insieme ad un amico un convento certosino, in Sicilia. E ad un certo punto della visita, un “fratello” gli aveva confidato che all’interno del convento, tra i “padri”, si trovava un “grande scienziato”. E se Ettore avesse visto in quegli atomi la distruzione, ne avesse avuto sgomento, e ne fosse fuggito ?
Enrico Fermi, successivamente, dirà: “con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire, o far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe di certo riuscito”.
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